Il camping Ridi Ridi:
una fedele caricatura. Il nome del campeggio non poteva essere scelto
meglio: “Gomito a gomito” è uno
spettacolo in cui, soprattutto, si ride. Una scena dietro l’altra, attraverso
le situazioni surreali (ma nemmeno troppo) che gli strambi clienti del
campeggio si ritrovano a vivere, il pubblico si ritrova catapultato nel
micro-mondo del camping Ridi Ridi, e impara – insieme ai personaggi stessi – a
conoscerne le regole, le dinamiche, gli imprevisti.
Un micro-mondo che sembra essere il riflesso del nostro,
mentre si specchia in uno di quegli specchi deformanti che sempre si trovano
nei luna-park: l’immagine è distorta – per questo fa ridere – ma basata su ciò
che concretamente esiste.
Così, ogni singolo personaggio mostra le proprie
peculiarità: la direttrice del campeggio è pigra e disorganizzata e i suoi clienti
hanno tutti le loro piccole manie: c’è chi è ossessionato dalla tecnologia, chi
vive alla giornata, chi è sempre allegro e pieno di energie, chi è, invece,
arrabbiato e annoiato continuamente, chi ha un amico immaginario.
Ognuno di loro riflette, distorcendolo per renderlo estremo
e quindi buffo, uno o più aspetti assolutamente reali, nei quali il pubblico
riconosce se stesso e il mondo che lo circonda, le (dis)avventure quotidiane,
gli oggetti e le situazioni in cui ogni giorno ci imbattiamo.
Una risata
intelligente. Fin dalla prima scena, lo spettatore si trova a confrontarsi
con il particolare umorismo di questo testo. Una giovane cerca disperatamente
un lavoro, proponendosi – anche senza
avere le caratteristiche richieste – per ogni annuncio che trova sul giornale. Il
suo modo di fare è strampalato, non si può non ridere. Tuttavia, se ci si ferma
un istante a riflettere, al di là della “barzelletta”, la situazione è
tragicamente attuale: per i giovani trovare un lavoro è di estrema necessità e,
allo stesso tempo, un’impresa quasi impossibile.
Ciò che ho apprezzato particolarmente del testo è proprio
questo far ridere, ma in modo intelligente.
In particolare, il personaggio del “santone del cellulare”
incarna perfettamente uno dei tanti paradossi in cui ci troviamo a vivere,
spesso senza nemmeno rendercene conto: la dipendenza dall’onnipresente mezzo di
comunicazione a fibre ottiche è paragonabile alla fede religiosa più cieca ed
estremista.
Lezioni di convivenza.
Avere a che fare con gli altri non è facile. Il messaggio arriva forte e chiaro
dalle vicende che si susseguono sul palco. Ma dagli altri si può imparare
qualcosa e la diversità è una ricchezza che permette di far fronte alle
difficoltà inattese. È così che assistiamo a una seduta spiritico-condominiale indetta
in tutta fretta per risolvere un problema inatteso: per rimettere le cose a
posto è richiesto l’intervento di tutti, si ascoltano le idee proposte, si
sceglie quella ritenuta migliore e la si mette in atto, collaborando. Le diversità
rimangono, ma convivere si deve: una soluzione è il compromesso, venendosi in
contro, cercando di capirsi e di concedere a ognuno il proprio spazio, nel
rispetto reciproco.
L’alieno come noi. Un
alieno prenota una piazzola al camping Ridi Ridi. I campeggianti e il pubblico
si attendono l’apoteosi della diversità, i più socievoli si preoccupano di come
fare ad accoglierlo, mentre i più scontrosi temono ulteriori complicazioni. La meraviglia
è generale quando l’alieno arriva…ed è esattamente come noi. Certo, indossa
abiti particolarmente colorati, non conosce molte cose che per noi sono comuni
e conta facendo strani segni con le dita, ma non ha la pelle verde, né antenne,
né decine di occhi e braccia. L’alieno è come noi, la diversità tanto temuta si
rivela essere un pregiudizio.
Sicuramente una delle migliori idee di questo spettacolo e
sul quale vale la pena lavorare ancora, di rifletterci insieme, pubblico e
attori.
Il lavoro sugli
opposti. Durante il Salotto che è seguito allo spettacolo, è stato chiesto
come sono state assegnate le parti, se c’è stato un intervento, o un
suggerimento, da parte degli operatori oppure no. Ho trovato interessante che,
effettivamente, siano stati proposti dei ruoli con il quale confrontarsi, come nel
caso, ad esempio, di una ragazza molto esuberante il cui personaggio è, invece,
schivo e introverso e di un’altra che, al contrario, essendo molto timida, ha
impersonato una ragazza aggressiva. Anche questo fa parte del lavoro sull’imparare
a conoscere l’altro e a conviverci, una lezione che sembra essere sempre necessario
ripetere.
Valeria Screpis
Valeria Screpis
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