Lo spettacolo viene presentato come una lezione aperta, come
un lavoro incompleto e in divenire, una soluzione dovuta soprattutto alla
brevità del laboratorio – iniziato a fine febbraio, è durato solo un paio di
mesi. Che ci siano ancora molte direzioni da esplorare, in questo metaforico
viaggio nelle dimensioni, è evidente. Ogni parola, ogni gesto, ogni movimento
dei ragazzi sul palco, evoca una continuazione – un’immagine, un’altra parola,
un altro gesto, un ricordo lontano – nella mente dello spettatore.
Tuttavia, nonostante i saltuari suggerimenti da parte della
regia, il lavoro appare coeso e coerente.