mercoledì 30 maggio 2012
Recensione: Non è vero ma ci credo
Gli alunni della classe 4° D della scuola primaria N. Fabrizi, alla loro terza esperienza teatrale (possiamo ormai considerarli dei tegrassini doc), seguendo un modello che nel loro modo di lavorare sembra ormai consolidato, portano in scena un testo ispirato a una notizia-tormentone dell’ultimo periodo: il 2012, la profezia Maya e la fine del mondo.
Lo spettacolo scorre via, colorato e divertente, la storia è semplice, i ragazzi sono tanti ma c’è spazio per tutti, il finale è un messaggio di speranza ed esprime la pretesa di un lieto fine, raggiungibile solo con l’impegno di tutti, com’è giusto che sia.
«Il mondo finisce quando muori.» Non hanno dubbi, loro. Quando la maestra, Adriana Benvenuto, ha proposto loro di lavorare su un “tema caldo”, una notizia ricorrente in giornali e tg, i piccoli attori della 4° D si sono messi all’opera e, attingendo a tutto il loro sapere cibernetico, hanno fatto ricerche, cercato le “bufale” più stravaganti, si sono documentati e sono giunti a una loro conclusione: loro alla fine del mondo non ci credono, ma sperano che questo tanto atteso – e temuto – cambiamento sia un’occasione di miglioramento per tutti.
Spirito critico. Il testo, scritto dall’insegnante, si fa notare anche per alcune battute sulla società tipicamente “da bar” – dove, effettivamente, si sta svolgendo l’azione – che ci hanno portato a domandarci: ma i ragazzini hanno idea di che cosa stiano dicendo?
Glielo abbiamo chiesto: ebbene sì, la risposta è arrivata precisa e sicura. Il riferimento all’IMU non è solo un modo per far sogghignare, se non addirittura indurre alla riflessione, il pubblico adulto in sala: durante il Salotto, dalla discussione con gli alunni e l’insegnante, emerge che durante il laboratorio è stato svolto un lavoro di approfondimento, di “presa di coscienza civica”, un vero e proprio percorso di educazione che ha reso consapevoli i ragazzi.
La soddisfazione dei genitori. In sala erano presenti diversi genitori che hanno confermato come abbiano visto cambiare e maturare i propri bambini attraverso l’esperienza teatrale, che li ha portati a responsabilizzarsi, a imparare a organizzarsi e a collaborare tra di loro.
E noi non possiamo che augurarci di rivederli sul palco l’anno prossimo.
Valeria Screpis
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